WED 11 OCT 1939War day 41Home front
La lettera arrivò a Roosevelt
Alexander Sachs riuscì finalmente a incontrare Franklin Roosevelt. Portò un avvertimento sulle bombe atomiche e scelse di spiegarlo con parole sue.
L’11 ottobre 1939, l’economista Alexander Sachs incontrò il presidente Franklin D. Roosevelt e gli consegnò una lettera firmata da Albert Einstein. La lettera era stata preparata insieme al fisico Leo Szilard e datata agosto. Sachs aveva promesso di presentare di persona l’avvertimento a Roosevelt; lo scoppio della guerra in Europa aveva rinviato l’incontro di diverse settimane.
L’avvertimento partiva da una possibilità scientifica. Il lavoro sull’uranio e sulle reazioni a catena, scriveva Einstein, suggeriva che si potessero liberare grandi quantità di energia e costruire bombe di potenza straordinaria. La lettera avvertiva inoltre che la Germania avrebbe potuto condurre ricerche in quel campo. Szilard e altri fisici temevano che l’accesso tedesco all’uranio potesse trasformare quella prospettiva in qualcosa di più di una semplice ipotesi.
Sachs non si limitò a consegnare la lettera a Roosevelt, lasciandolo alle prese con il suo argomento scientifico. Aveva preparato una lettera di accompagnamento e illustrato al presidente i punti principali. Iniziò parlando degli usi pacifici dell’energia atomica, tra cui la produzione di energia e la medicina, per poi passare alle sue potenzialità distruttive. Sachs riteneva che il caso tecnico avesse bisogno di un interprete; in seguito disse che nessuno scienziato avrebbe potuto «venderlo» a Roosevelt.
In un primo momento Roosevelt non si sbilanciò e si preoccupò di dove reperire i fondi per la ricerca. Chiese a Sachs di tornare la mattina seguente. Durante la colazione del 12 ottobre, Sachs tornò a insistere. «Alex», disse il presidente, «quello che vuoi è assicurarti che i nazisti non ci facciano saltare in aria». «Esattamente», rispose Sachs. Roosevelt fece quindi chiamare il suo aiutante militare, Edwin M. «Pa» Watson, e disse: «Questa situazione richiede un intervento».
Gli incontri non portarono subito all’avvio di un programma per la costruzione della bomba. Il 19 ottobre Roosevelt scrisse a Einstein che aveva istituito un comitato, di cui facevano parte Sachs e rappresentanti dell’Esercito e della Marina, per studiare l’uranio.
La lettera chiedeva all’amministrazione di prendere sul serio la possibilità che la Germania costruisse un’arma. La sua consegna non risolse la questione di cosa avrebbero fatto gli Stati Uniti, né fino a che punto si sarebbero spinti. Portò però l’avvertimento direttamente al presidente, con Sachs che traduceva la fisica nella questione politica che Roosevelt poteva comprendere: gli Stati Uniti potevano correre il rischio di lasciare che Hitler arrivasse per primo a costruire un’arma del genere?