Western Europe · 26 May 1940 – 4 Jun 1940
Evacuazione di Dunkerque
Tra il 26 maggio e il 4 giugno 1940, 338,226 soldati britannici, francesi e di altri eserciti alleati, accerchiati dal Gruppo d’armate A tedesco, furono evacuati dalle spiagge e dal molo di Dunkerque da una flotta di quasi 1,000 unità navali e imbarcazioni civili.
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Al 21 maggio 1940, dieci giorni dopo l’inizio dell’invasione tedesca dei Paesi Bassi e della Francia, le divisioni corazzate del Gruppo d’armate A avevano raggiunto la Manica ad Abbeville, isolando il corpo di spedizione britannico (BEF), l’esercito belga e la Prima, la Settima e la Nona Armata francese in una sacca sempre più ridotta tra la Francia settentrionale e il Belgio. Il generale Lord Gort, comandante della BEF, aveva già concluso entro il 19 maggio che l’evacuazione via mare fosse l’unica opzione realistica; i preparativi per quella che sarebbe diventata l’Operazione Dynamo furono avviati a Dover il 20 maggio sotto la direzione del viceammiraglio Bertram Ramsay, prima che il governo britannico l’avesse autorizzata formalmente e senza informare i francesi.
L’ordine di arresto, impartito dal Generaloberst Gerd von Rundstedt il 23 maggio e approvato da Hitler il giorno successivo, fermò le divisioni corazzate a circa quindici miglia da Dunkerque per quasi tre giorni. Il compito di annientare gli eserciti alleati intrappolati fu affidato alla Luftwaffe di Göring. Gli storici discutono tuttora sulle ragioni dell’ordine di arresto: sono state indicate la preoccupazione per le perdite di carri armati, la difficoltà del terreno per le forze corazzate e la volontà di preservare le forze in vista dell’imminente avanzata su Parigi. La pausa, tuttavia, diede agli Alleati il tempo di organizzare un perimetro difensivo lungo i canali intorno a Dunkerque e di avviare concretamente il ripiegamento. L’ordine fu revocato il 26 maggio, lo stesso giorno in cui ebbe ufficialmente inizio la Dynamo.
Nei primi giorni l’evacuazione procedette molto più lentamente del previsto: il 27 maggio furono imbarcati soltanto 7,669 uomini. Il porto di Dunkerque era stato devastato dai bombardamenti; William Tennant, inviato a organizzare l’imbarco, escogitò quindi una soluzione improvvisata: far salire i soldati direttamente sui cacciatorpediniere dal Molo orientale, un frangiflutti non concepito per tale scopo. Altri militari raggiungevano a guado le imbarcazioni dalla spiaggia e venivano trasferiti su navi più grandi dai «Little Ships», diverse centinaia di pescherecci, imbarcazioni da diporto e scialuppe requisiti. L’esercito belga capitolò il 28 maggio, esponendo il fianco orientale. Il perimetro fu tenuto dalle divisioni britanniche e francesi che ripiegavano attraverso Poperinge, Furnes e le linee dei canali; più a sud, la Prima Armata francese del generale Molinié combatté dal 28 al 31 maggio una costosa azione ritardatrice intorno a Lille contro sette divisioni tedesche. In questo modo guadagnò altro tempo per Dunkerque, prima che i suoi 40,000 superstiti fossero costretti ad arrendersi.
Il numero degli evacuati aumentò rapidamente una volta entrato in uso il molo e stabilizzato il perimetro: 17,804 il 28 maggio, 47,310 il 29 maggio, 53,823 il 30 maggio e un picco di 68,014 il 31 maggio. Il «massimo sforzo» della Luftwaffe del 29 maggio e il cielo sereno del 1 giugno, che costarono quattro cacciatorpediniere e decine di unità più piccole, non riuscirono a fermare i trasferimenti. Ciò fu dovuto in parte all’intervento del RAF Fighter Command, che operava da basi in Inghilterra molto più vicine di quelle della Luftwaffe e contese il controllo dei cieli sopra le spiagge; le truppe a terra, tuttavia, non lo vedevano quasi mai e spesso si sentivano abbandonate dalla propria aviazione. L’evacuazione della BEF era sostanzialmente completata entro il 2 giugno; da quel momento furono soprattutto i francesi, imbarcati a partire dal 29 maggio, a costituire il grosso dei soldati tratti in salvo, con l’aiuto delle forze navali dell’ammiraglio Abrial che ancora tenevano la città. Le ultime navi salparono nelle prime ore del 4 giugno; a quel punto circa 40,000 soldati francesi e britannici, per la maggior parte appartenenti alla retroguardia, erano rimasti sul continente e furono catturati.
In totale, una flotta di quasi 1,000 unità trasportò in Inghilterra 338,226 soldati alleati; circa 240 imbarcazioni andarono perdute. Nella campagna di Francia la BEF aveva comunque perso circa 68,000 uomini tra morti, feriti e prigionieri, e aveva abbandonato sul continente quasi tutti i propri carri armati, cannoni e mezzi di trasporto. Il 4 giugno, parlando alla Camera dei Comuni, Churchill definì l’episodio «un colossale disastro militare», mettendo però in guardia dal confondere il salvataggio con una vittoria, perché «le guerre non si vincono con le evacuazioni».